(5 mag. 2011) La sua storia comincia non solo per non dimenticare, ma soprattutto per trasmettere ciò che l’uomo aveva conquistato fino a quel momento: il sapere, la civiltà, la cultura. E in quei tempi, diversi secoli fa, l’insegnamento era una prerogativa ecclesiastica, connessa all’esigenza di annunciare e divulgare la verità rivelata, quella con la “V” maiuscola.
Dell’avventura della Biblioteca Capitolare di Verona esistono dati certi risalenti agli inizi del VI secolo d.C. È il 1° agosto 517 quando Ursicino, lettore della chiesa veronese, dichiara di aver completato il suo lavoro, ovvero la trascrizione della vita di San Martino, composta da Sulpicio Severo, e dell’eremita San Paolo, compilata da San Girolamo: una testimonianza che ci autorizza a ritenere che lo Scriptorium fosse attivo già nel V secolo. Con un balzo in avanti di quasi 700 anni, raggiungiamo il 1200, momento in cui lo Scriptorium, l’officina libraria, assume la fisionomia di una vera e propria biblioteca con funzioni di studio, consultazione e conservazione. Una trasformazione possibile in virtù di un patrimonio librario così cospicuo, tale da non aver quasi più bisogno di ulteriori testi per incrementare la propria raccolta. Infatti, sembra che alcune antiche pievi (tra le quali Calavena e Caprino) ricevessero, come strumenti di formazione per il clero, numerosi manoscritti provenienti dalla Capitolare.
Ora, dopo quindici secoli di costante attività, conservazione, consultazione e divulgazione della cultura sono le principali funzioni di questa storica e preziosa biblioteca. Un tesoro ambito anche da Napoleone Bonaparte, che, durante la sua occupazione in Italia, sottrasse Codici e incunaboli di grande valore. Alla caduta dell’Imperatore, una parte di essi venne restituita. Un tesoro da proteggere, soprattutto nei turbolenti anni della Seconda Guerra Mondiale, quando, grazie allo sforzo di Monsignor Giuseppe Turrini, parte del patrimonio fu trasferita in luoghi sicuri, al riparo dalle incursioni aeree. Un’iniziativa provvidenziale: il 4 gennaio 1945 un massiccio bombardamento da parte degli americani rase al suolo l’edificio centrale della Biblioteca. Ciò che non si era riuscito a trasferire rimase sotto le macerie, ma quasi tutto il materiale, alla fine, venne recuperato.
E oggi, quali sono i rapporti che la Capitolare intrattiene con la cultura che la circonda? “L’Agorà del con-senso”, una risposta ai temi d’attualità, come, ad esempio il testamento biologico e gli episodi di cronaca nera. Ogni giovedì sera la biblioteca è teatro di una serie di incontri nei quali gli esperti approfondiscono gli argomenti e confrontano le loro idee con quelle del pubblico presente in sala. E ancora, quale cultura si interessa della Capitolare? Gli studiosi non mancano, tra cui un vasto numero di stranieri. Per loro sono spesso organizzate visite a tema. Le scuole, a partire dalla terza media, si pongono l’obiettivo di coinvolgere i ragazzi nella conoscenza di questo mondo del libro raro e affascinante, adattando all’età degli studenti le nozioni da trasmettere. I turisti sono ben accolti, ma, purtroppo, scarseggiano. “L’uomo della strada” rimane, quasi sempre, dov’è. E, dato l’attuale stato in cui versa la cultura, ci sono buone possibilità che ci rimanga. Perché, se non si può investire nelle attività di diffusione e promozione della conoscenza racchiusa nei 1.300 codici e 11.000 pergamene qui custodite, difficilmente quest’uomo (tra cui molti veronesi, ignari anche dell’esistenza della Capitolare) sarà propenso a entrare. Finanziamenti indispensabili per portare a termine il progetto di digitalizzazione del patrimonio: finora, solo 70 codici sono stati trasferiti su questo innovativo supporto. Un’esigenza, quella della digitalizzazione, che la biblioteca considera primaria, soprattutto per soddisfare le richieste della scuola e dei ragazzi, che vorrebbero toccare con mano queste storiche testimonianze, troppo delicate da sopportare ripetute esposizioni. Trasferendo immagini e testi in formato digitale è possibile rimediare a questa difficoltà, ammirando, come dal vivo, i testi. Fondi che potrebbero servire, inoltre, per organizzare mostre a tema, cosa abituale almeno fino a due anni fa, e per svelare sale ancora nascoste, tra le quali quella delle Cinquecentine e degli Incunaboli.
Peccato che ora, tutto ciò sia solo sulla carta.
Per chi non lo sapesse…
Capitolo: collegio di sacerdoti istituito in una chiesa per rendere più frequente e regolare il culto e per adempiere alle mansioni di ordine spirituale. Il nome deriva dall’originaria giornaliera adunanza dei chierici di una chiesa, che vivevano in comune, durante la quale veniva letto un capitolo della loro regola.
Codice: in epoca romana, termine che designa l’insieme delle tavolette di legno che formavano il libro, a differenza del volume, il libro “a rotolo” su carta di papiro. Affermatosi l’uso della pergamena come supporto scrittorio, fu ritenuto più pratico dividerla in fogli piuttosto che rotolarla, sicché si diffuse l’impiego del codice pergamenaceo. I codici cartacei ebbero origine verso il XII secolo.
Incunabolo: nome che si attribuisce ai primi libri stampati con caratteri mobili, nella seconda metà del secolo XV. Dal latino incunabula, fasce, con allusione alla stampa appena nata.
Palinsesto: manoscritto antico su pergamena dalla quale è stato cancellato, perlopiù raschiandolo un testo precedente per utilizzare nuovamente la pergamena come materiale scrittorio.
di Daniele Adami e Alice Perini